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Bisogno - Piacere - Sfizio
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Il mio percorso è ancora lungo, e come quello di ogni femmina è un percorso senza un vero traguardo finale. Ogni passo avanti è un traguardo, e di camminare non si smette mai (tradotto: il Suo piacere è il traguardo, e di perseguirlo non si smette mai).
A volte però le proprie gambe non sono sufficienti, per una femmina poi…e se non hai gli strumenti giusti, puoi proseguire il cammino ma senza solcare davvero nuove strade, per poter così ancora crescere, maturare e comprendere.
Ora, oserei dire: ” manca proprio una sorellina…”
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Estratto Sua e-mail in data 20.12.2005
“Perché oggetto? Oggetto in quanto “cosa” il cui scopo è appunto l’utilità. E tuttavia animato e pensante, dunque tutt’altro che inerte, ma anzi vivacissimo nel perseguimento di quello che deve essere il suo unico scopo: il mio piacere. Capisci dunque che un “oggetto animato” è una sorta di utilità al quadrato, perché non solo utile ma anche alimentato da un desiderio tenace e continuo di esserlo senza cercare in nient’altro la propria realizzazione personale. E sarà solo a questo stadio che il piacere di appartenere come idea generale sarà indistinguibile dall’orgoglio di appartenere a me. Solo allora fiducia e volontà coincideranno; gratificazione e ubbidienza si sovrapporranno come due fogli uguali, e la forma sarà anche contenuto. Tu sei tu, dani, e riempirai l’involucro con la tua insostituibile materia, come hai fatto finora. Il fatto che tu sia sempre stata in grado di “personalizzare” la tua ubbidienza, di essere sempre te stessa nella sottomissione, è ciò che ti rende tanto importante e preziosa ai miei occhi.”

Estratto Sua e-mail in data 24.09.2008
“Occhio a dove metti i piedi, dani...
Vedo che stai attraversando un momento di euforia, ma procura di far tesoro di ciò che ti dico ora: sulle ali dell'entusiasmo si rischia di uscire fuori dal seminato tanto quanto sotto i crucci della depressione. Il tuo compito è di essere sempre adeguata a ciò che mi aspetto da te, non quello di mettermi ossessivamente in contatto coi tuoi stati d'animo, che siano buoni o cattivi. Vogliamo vedere di metterlo definitivamente in pratica? L'euforia passa, gli umori anche, solo l'ubbidienza resta, insieme ai suoi effetti concreti sul mio piacere. Ciò che di te è transeunte non deve interessarmi. E se non interessa me, non hai nessuna ragione di mostrarmelo.”
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Commento personale:
beh, la sola cosa certa è che da allora sono la Sua più grande fan, devota alla causa, poi, che oggi sia riuscita a sovrapporre quei due fogli, non ne sono affatto certa…
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A volte trovo davvero ridicolo avere un blog, scrivere inserzioni e/o avere un account in siti specializzati…avere una qualsiasi forma pubblica di presentazione del mio privato con Lui. Mi annoia, non mi interessa, mi sembra inutile, mi fa sentire ridicola, poco credibile e assimilabile a mille altre cose e persone e situazioni che personalmente trovo distanti anni luce da me. Non lo so…non soltanto non ho alcun interesse a parlare delle mie cose private con Lui ad altri ma è pure qualcosa che tendenzialmente mi crea un certo disagio.
Ma come posso fare altrimenti con la mia ricerca? Non vedo come poterla portare avanti senza avere anche una “forma virtuale e pubblica”. E’ proprio l’aspetto che più mi infastidisce…
Se c’è una cosa che poi non sopporto è l’esibizionismo, in qualsiasi foggia.
Anche l’ostentazione a tutti i costi della propria cultura o della propria bellezza è esibizionismo. Personalmente trovo decisamente volgare e poco affascinante una femmina piegata ad un uomo che non riesce a dimensionare la propria componente esibizionista ma al contrario la accresce proprio nella sua dimensione di “schiava”. Un conto è essere esibite un altro è essere esibizioniste, un conto è essere orgogliose (con coscienza) della propria condizione un conto è vantarsene…
Io vorrei solo fare. Essere
Strisciare per Lui, stare in basso, in ginocchio, al di sotto, non mi serve altro per appagare questo bisogno di ubbidirgli. Nemmeno che gli altri lo sappiano. No.
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Qualche volta è capitato di leggere che un rapporto Padrone/schiava serva solo a ravvivare una situazione dì noia tra le lenzuola. Chissà, forse funziona anche così, ci sono talmente tante varianti che si può dire tutto e niente. Si parla solo di sesso dunque?
Personalmente penso che il Padrone non rappresenti un amante, un marito, un compagno o un fidanzato. Non in assoluto, ma per
Come si possono cercare cose così distinte in un’unica persona? Scegliere di viverne una soltanto nella propria vita è una cosa diversa; io trovo che non sia possibile nemmeno questo, ma che sia una cosa diversa non c’è dubbio.
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Fare qualcosa prima di tutto per il piacere di assolvere ad una Sua richiesta, qualunque sia; prima ancora che per il proprio piacere o le proprie preferenze. Questo è il punto. Prima quindi della gioia perché quanto ci è richiesto ci piace molto e prima dell’incertezza perché quanto richiesto ci piace meno.
Farla, perché in questo piccolo ma grande gesto è racchiusa la propria gratificazione.
Se il proprio piacere non sta prima di tutto qui, in questo bisogno di assecondare e assolvere, secondo me si ruzzola a terra prima o poi…
Non dico che sia immediato, bisogna anche imparare a spogliarsi delle propria preferenze, ma se non si arriva qui non si arriva da nessuna parte pur avendo le gambe stanche.
Almeno, io questo ho capito cadendo lungo il mio percorso tappezzato da bucce di banana che io stessa ho scartato e gettato a terra senza pensare che prima o poi sarei finita a gambe all’aria - eppure mi è stato detto…-
Poi la fortuna è che a gambe all’aria è sempre una posizione dove ti rendi comunque utile, in quanto femmina, però… *
Poi non capivo i Suoi elogi ad F. per aver fatto una cosa che a lei non piace fare, ma comunque richiesta, questo solo perché, contrariamente, io quella stessa cosa amo farla… E si dice avere le fette di salame sugli occhi o avere una faccia di bronzo o essere una femmina imperfettissima…
*battuta
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Se una femmina è gratificata dal fatto stesso di avere un Padrone, può essere che si lasci condizionare da modi, tempi e utilizzi che il Padrone fa di lei? Non c’è qualcosa di profondamente incoerente se così fosse? Se ad una femmina togli l’utilità diretta, il sesso col Padrone, cosa succede? Per quanto il sesso sia una componete di base, non dovrebbe rimanere tale per Lui più che per la femmina che persegue il Suo piacere? La cui gratificazione dovrebbe risiedere nell’avere un Padrone, nel perseguire i Suoi bisogni anche quando questi non ci riguardano direttamente… Ma se l’appagamento per la propria condizione di femmina sottomessa è scevro da aspetti secondari e ininfluenti, non vuole dire appunto che non è basato sulla frequenza con cui Lui chiama e necessita di noi o sul fatto che ci utilizzi direttamente oppure ci chieda di saper scomparire o cose simili?
Io la penso così. Non dico di essere brava in questo, tutt’altro, sono ancora ben lontana dal poter offrire Lui una garanzia simile, davvero senza condizionamenti secondari, e sinceramente non so nemmeno se Lui escluderà mai il sesso con me, perché Lui mi ha educata anche in quello, mi sto semplicemente interrogando e sto affermando con una certa consapevolezza di non essere ancora così, assolutamente.
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Vorrei esprimere un concetto ma proprio non trovo le parole giuste perché si possa comprendere con chiarezza. La femminilità ai Suoi occhi. O troppo sintetico o troppo lungo e tortuoso; una via di mezzo efficace non la trovo nemmeno rovistando nei calzini…
Sinceramente di dare l’immagine di “femmina perfetta” attraverso il blog, non me ne può importare di meno. Anche perché io non sono una femmina qui, bensì ai Suoi piedi; sicché per quanto possa usare delle belle parole all’interno di un blog se poi non sono in grado di applicarle il risultato è comunque negativo.
Esprimere un punto di vista (con l’unico fine di attrarre figure femminili che lo condividano) è senz’altro più semplice e dà una forma più perfetta alla realtà dei fatti, dove quel punto di vista va vissuto con coerenza, sempre, e dove nel mio caso spesso non è così.
Con le parole la materia si modella meglio che con le mani. La sostanza è questa.
Sono ben lontana dalle perfezione delle mie parole. Anche se questo non è un diario “traguardi e scivoloni di una femmina” per cui scrivo solo ciò che penso e non ciò che accade con Lui, lo stesso diffidate dalla eventuale immagine idilliaca che ne emerge, non è affatto così nella realtà.
Qui sono solo una femmina, mi riesce, ma poi nei fatti a volte lo scordo e divento una donnicciola non diversa da tutte quelle che tra me e me critico ora per questa cosa ora per quell’altra…
Ad onor del vero, credo che Lui per molti aspetti nemmeno mi riconosca attraverso la lettura del blog (almeno quando lo leggeva), perché poi non passa incontro dove non mi si debba fare qualche ammenda su cose che magari in linea teorica ho pure fatto mie ma lo stesso…
Mi chiedo: qual è il confine che delinea chi decide cosa? Chi è realmente Colui che domina e chi realmente colui che sottostà?
Intendo dire: se una femmina si sente tale e trova il proprio equilibrio solo attraverso l’utilizzo diretto o attraverso qualcosa che le è richiesto di fare o attraverso il tenersi costantemente in contatto col Padrone, è davvero gratificata dalla sua condizione di femmina o lo è solo se in cambio ha quelle due/tre cosine che pensa le siano dovute? Ovviamente anche quando ripete a menadito che nulla le è dovuto…
Esempio: se una femmina va in crisi quando il Padrone non la convoca per due mesi o più o quando le telefona una volta al mese senza che si vedano o quando si vedono ma Lui utilizza un altro corpo e chiede solo di sapersi mettere da parte o quando l’incontro dura due ore (magari un quarto di quanto dura il viaggio andata e ritorno), il tempo di un gustoso pompino o di una vigorosa penetrazione anale o per parlare liberamente e basta, o se dopo mesi che non ci si vede si comincia a pressare nei modi più disparati, anche indirettamente, per un incontro mettendo in ballo il personale bisogno del Padrone senza curarsi che nel contempo si offusca il bisogno del Padrone che magari in quel momento non ha, o non ha per noi, visto che non chiama… Potrei andare avanti all’infinito. Mi dico, ma in queste situazioni, che personalmente considero più estreme di un calcio in culo o di una frustata sulla vagina o di una ceretta inguinale, se l’equilibrio che si crede di avere va a quel paese per far spazio alla personale insofferenza e al sollecito, non sarà che in qualche modo si condiziona il Suo piacere? Quello che Lui vorrebbe e che se fa o non fa un motivo c’è sempre ed è un motivo di cui Lui non deve rispondere a nessuno…
Un motivo che forse non va sollecitato e pressato in alcun modo, se davvero si vuole somigliare a qualcosa di lontanamente simile alla perfezione e alla vera utilità. Cioè quell’utilità che si mette a servizio ma senza chiedere nulla in cambio, nemmeno celatamente attraverso un “ho bisogno di te” o “vediamoci presto” o cose simili - tra parentesi frasi che io talvolta utilizzo -.
Ma la gratificazione e l’equilibrio di una femmina non dovrebbero trovarsi nel solo fatto della certezza di avere un Padrone? Nel solo fatto che il bisogno di aderire alle esigenze di un Uomo non cade nel vuoto ma è riposto nelle mani di Qualcuno? E quindi non condizionare e non lasciarsi condizionare da ciò che ci viene chiesto, dal come, il quando, il perché, o da ciò che non ci viene chiesto (questa la capiscono in poche scommetto)….
E se l’equilibrio sta lì, non dovrebbe mandarci in crisi non sentirlo, non vederlo, non essere direttamente usate, essere usate meno del solito, essere messe da parte, saper scomparire….
Ma la sottomissione è un dare e avere oppure è un dare e già in questo “poter dare” (grazie) ricevere?
Per me la seconda. Ma lo stesso a distanza di tre anni non faccio che cadere per delle stupidaggini che in fondo in fondo non rappresentano altro che un voler mettersi davanti a Lui.
Se Lui ha bisogno di me fra tre mesi mentre io ho bisogno di Lui anche tutti giorni e dopo due di questi mesi comincio a dare segni di insofferenza, non sarà che oltre ad essere sfacciata io ancora non abbia imparato a mettere da parte del tutto i miei bisogni? Non per annullarli ma più semplicemente per far sì che siano i Suoi a stare sempre sotto i riflettori. Ma daniela, non è questo che persegui a qualsiasi condizione, ovvero senza condizioni?
Ma non sarà che se le abitudini cambiano, e anche il subentro di un’altra figura femminile cambia gli schemi, e si comincia ad incaponirsi su quello che “non ci è più dato come prima” o dato con tempi e modi diversi, ci si mette al centro dell’attenzione adombrando invece l’attenzione che dovrebbero avere i Suoi bisogni? Che non sono proporzionati ai propri, sono solo complementari.
Io parlo è scrivo per me. Solo per me. E spesso sbaglio in questo senso, adombro Lui in mio favore per queste stupidaggini...
Ma di femmine che raccontano ne ho lette e sentite, e in ogni racconto ho sempre colto quel qualcosa che è dato in cambio alla propria sottomissione. Per quanto questo scambio non sia istituito, anzi, sia in molti casi professato l’opposto, esiste - questo per quante hanno pensato “io non sono così”-.
Togliete un lecca-lecca ad un bambino e avrete un bambino che fa i capricci; per quanto non gli spetti e debba solo ringraziare di averlo avuto in dono, se sa che c’è: si aspetta di poterlo mangiare.
Allora mi chiedo anche: possibile che non si possa fare a meno di dare per scontato (anche inconsciamente) che una fetta di torta ci spetta, visto che la torta c’è?
Ma una femmina costruisce qualcosa col proprio Padrone o è il Padrone che dalla femmina ne crea qualcosa per sé? E quindi del quale possa disporre come e quando vuole nei modi che più lo accomodano senza doversi preoccupare di monitorare di continuo la situazione e di sedare bisogni che non sono Suoi.
Possibile che non si possa dare forma a della materia senza che questa materia richieda continuamente manutenzione? Possibile che non la si possa lasciare lì come la si è lasciata l’ultima volta e aspettarsi di trovarla ancora più florida e propria le volte seguenti? Del resto una femmina è una sorta di oggetto animato. Oggetto perché funzionale, animato proprio perché riesce a perseguire nel migliore dei modi la propria funzione. Così dovrebbe essere…
Ma così non è quasi mai. Io non sono così, non ancora. A me, oggi, se mi lasci a maturare, ad esempio, ho imparato a non rompere più le scatole, sto buonina, non perché imposto (ma anche se fosse?) ma perché sono comunque gratificata dalla mia condizione, ma poi alla prima occasione finisce che in qualche modo, umile e rispettoso (questo sempre), la minestra scotta te la ritiro fuori… Ma com’è possibile?!
Mi prenderei a ceffoni…anche se ci pensa Lui. Un’altra cosa in più che magari non vorrebbe fare e Lo porto a fare. Pure qui segno punti in negativo (poi qualcuna mi chiede in merito alle punizioni: coerenza cicce! Una femmina non persegue le punizioni tanto meno la ribellione, per quanto sia impossibile, non dovrebbe mai portare il Padrone alla punizione).
Poi ci si stupisce se dico di non parlare d’amore, per me è più una questione di coerenza e d’istinto che d’amore. Il sentimento non è mai coerente. Il sentimento dà ma vuole anche ricevere, non c’è dubbio, ed è sacrosanto così. La sottomissione è un’altra cosa: il dare è di per sé il ricevere, o ti piace così o stai cercando altro.
Ma allora, se la penso così, perché è così che la penso (questa era complicata), perché spesso non mi riesce di essere una vera femmina senza l’ombra noiosa di una donnicciola qualunque?
Perché anche questo dovrebbe distinguermi dal resto del mondo femminile che non è votato alla Sua causa: non essere una donnicciola, e almeno in questa certezza essergli di conforto.
Perché educare una femmina se poi alla fine si rivela anche solo per un aspetto simile a tutte le altre (difetti compresi) per cui Lui non ha nemmeno dovuto profondere l’impegno di una educazione? Perchè portare il Padrone a dare spiegazioni o ad ascoltare lagne, ci rende femmine qualsiasi.
Educare una femmina per sapere che c’è come la si vuole, sempre. Il paracadute su cui si può sempre contare e che il solo sapere di avere (ma avere vuole dire alle proprie condizioni altrimenti…) conforta la mente…
Ma si può dire di essere tali se si lagna una qualunque cosa? Se si fa pressione anche sottovoce per avere qualcosa dal proprio Padrone? Anche quando il Padrone lo è davvero Padrone, e non te la dà quella cosa se non Gli garba dartela…
Perché le lagne non hanno gradi di importanza, sono tutte uguali. Non c’è la lagna ragionevole, la lagna sconsiderata o la lagna innocua. Non c’è lagna che non arrivi al Padrone come una gran rottura di scatole. E quando c’è lagna la sola cosa da chiedersi è: “sono ancora gratificata da questo rapporto?”. Ma per arrivare a chiederselo bisogna aver capito chi si è per Lui, altrimenti si rischia solo di fare i conti in tasca come fanno gli amanti…
Questo post non potrà mai essere compreso da chi convive col proprio Padrone o da chi col Padrone si scambia dei “ti amo” e “ti adoro” per sentirsi più sicuro, e io non potrò mai comprendere quelle situazioni e anche nell’ipotesi che riuscissi a farlo, sono certa che sorriderei all’idea che per me la sottomissione è un’altra cosa. E almeno in questo so di non sbagliare…
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L’altro giorno parlando con una ragazza la mia mente si è cullata tra i ricordi dei primi tempi con Lui…
Oggi sorrido ricordando l’imbarazzo davanti ad alcune consegne richieste, talvolta con obbligo di documentarle. Sorrido perché quella sensazione di ridicolo che mi assaliva dovendo assumere determinate posizioni esplicite o dovendo introdurre in me oggetti inusuali la torvo davvero assurda adesso, riconducibile unicamente a delle peculiarità caratteriali come timidezza, pudore e riservatezza…
Ora c’è solo una cosa che mi imbarazza ai Suoi occhi: deluderlo.
Infatti come ha detto qualcuno, perché qualcuno l’avrà detto, non ci credo che sia realmente la battuta di un film, è lì che l’ho sentita, “il ridicolo è niente, il vero nemico è il dubbio.”
Ed è curioso che nel film sia la risposta di un uomo alla lamentela di un altro uomo che dice “mi sento ridicolo” perché costretto in una posizione scomoda e imbarazzante senza apparente motivazione, se non che gli è stato semplicemente richiesto…
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L’altro giorno mi sono messa a pensare quel è ai Suoi occhi la differenza che c’è tra me e il resto del mondo femminile. Non è stato un voler misurare “l’importanza”, semmai la funzionalità; perché, tra parentesi, la sottoscritta considera il “resto del mondo femminile” candidato ad essere potenzialmente utile al Suo piacere. Generalizzando, oserei aggiungere: nessuna esclusa (generalizzando).
La differenza che c’è quindi tra una femmina a Lui devota e una a Lui semplicemente utile. L’obiettivo è sempre il Suo piacere, ma nel primo caso lo si persegue anche al di fuori di sé, visto poi che è il solo modo in cui si può perseguire qualcosa.
La differenza c’è, peccato che poi di quando in quando io abbia bisogno di qualche rassicurazione (in forma di approvazione manifesta) anche a distanza di tre anni… Ma cosa c’ho in questa zucchetta vuota? E’ come credere di essere un cavallo ma seguitare ad avere indizi che sono un mulo…
E questa differenza non è certo avere un trattamento speciale da parte Sua. E sono tante le femmine che invece basano il proprio equilibrio su questo. Le leggo nei miei contatti o in altri blog. A partire da quelle che cercano un Padrone proclamandosi pronte a tutto ma sottolineando che il requisito basilare di costui è che sia rigorosamente libero (da amori o altre femmine da letto) arrivando a femmine con Padrone che si aspettano di giocare un ruolo più importante rispetto ad altre figure femminili che subentrano in seguito.
Il mio equilibrio di femmina va di pari passo col Suo piacere, perché quello mi appaga e mi fa stare bene. Quindi non mi stupisce che talvolta mi deprima per una ricerca che non ingrana e vada in cerca di un “brava” che mi conforti. Ma di certo non mi deprimo affatto se Lui mi telefona nel bel mezzo della notte per farmi sentire il piacere che un’altra femmina Gli sta offrendo o anche solo per raccontarmelo senza che lo senta.
Al contrario…io se fosse possibile gliele porterei tutte le femmine che vedo in giro e a prima occhiata mi fanno pensare “quanto Gli sarebbe utile”. E più sono gnocche più ci provo gusto che Lui possa servirsene. E più sono gnocche e un po’ svampite più la convinzione del loro potenziale di utilità aumenta…
Sarò un po’ maschilista? Bah, non mi interessa…
Sorrido perché penso ad una persona che non conosco ma di cui Lui mi ha parlato più d’una volta…
Il mio problema comunque non è la gelosia, non ha davvero senso in questo ambito, dispari e meritocratico, semmai è l’insicurezza, che troppo spesso non mi fa sentire all’altezza…ma del resto Lui mi stacca di quasi trenta centimetri…
- chiaramente è ben altro lo stacco a cui mi riferisco, ma voglio evitarvi uno sproloquio sulla Sua superiorità, che comunque c’è, anche perché ho già speso qualcosa come centotrenta post su questo, inoltre non ve lo meritate proprio, parlo del mio pubblico femminile che mi sembra un tantino ottuso…
-.
Al contrario, io mi sento profondamente pronta ad accogliere un’altra figura femminile in modo stabile e continuativo. Ed è solo quella la dimensione dove ritengo che la “differenza” a cui pensavo l’altro giorno si annulli.
Personalmente sono arrivata persino a chiedermi se una femmina rimanendo in “forma singola”, per i più svariati motivi, a lungo andare non si monti anche un po’ la testa. Se non cominci ad avere una visione distorta delle cose e se non finisca col darsi troppa importanza, più di quella che la propria funzionalità può far meritare. L’unica cosa in cui si può confidare è nella coerenza innata di Colui a cui ci si affida, e senza peccare troppo di presunzione mi sa che io sono proprio finita nelle mani giuste…
Per questo mi dispiaccio parecchio per chi è ancora lì, che cerca spulciando tra gli annunci nel web…
